Testimonianze emergenza Coronavirus

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Ana Sofia, Luis e Gabriele

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Marcella

Quando ho sentito dai telegiornali parlare di un potente virus scoppiato in una città della Cina, non mi sono preoccupata più di tanto, dal momento che era un problema molto lontano da noi. Tra notizie veritiere e non: in un batter di ciglio, il virus è arrivato anche da noi. Dalla sera al mattino ci siamo ritrovati chiusi in casa, aziende, scuole, asili ed alcuni negozi chiusi…e un’emergenza di persone ammalate e morte, incontenibile… E proprio in questo momento ho avuto la conferma della nostra fragilità e impotenza, nel decidere la nostra vita! Tutti i nostri progetti e le nostre certezze, in un soffio non c’erano più. Le nostre vite e le nostre abitudini, improvvisamente cambiate. Ma in questo momento buio, ho riscoperto certi valori messi nel dimenticatoio, presi com’eravamo da mille impegni. La famiglia ha ritrovato il suo vero significato, ci siamo ritrovati seduti a pranzare tutti assieme, a guardare un film, a parlare, a stare in silenzio e a rispettare i tempi di ognuno. Tutto questo ha coinciso con la Quaresima, niente funzione in chiesa del Mercoledì delle ceneri, nessun rito della Settimana Santa… Ma la tecnologia a volte criticata è stata la nostra ancora di salvezza… ci ha permesso di seguire oltre alle Sante Messe domenicali, le funzioni più importanti per noi cristiani attraverso la televisione, lo smartphone, con la lettura e il commento del Vangelo. Il Papa è entrato più volte in casa mia con momenti veramente forti. Anche se isolata non mi sono mai sentita sola, avevo con me le persone più care e specialmente ho avuto il tempo e modo di capire quante cose abbiamo, ma con la nostra fretta non siamo riusciti ad apprezzarne il valore.

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Emma e Andrea

Questa quarantena la sto vivendo bene, perché sto insieme alla mia famiglia. Mio papà lavora da casa e ho la possibilità di fare degli incontri virtuali scolastici e vedere una volta alla settimana i miei compagni, c’è invece chi non ha questa possibilità. Anche a me mancano i compagni di classe, le maestre, fare danza, scout e catechismo.
Spero di riabbracciare tutti quelli a cui voglio bene! EMMA

Questa quarantena la sto passando bene perché sto a casa rilassato con la mia famiglia, ma anche a me mancano amici, maestre e parenti. ANDREA

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Francesca

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Patrizia

SILENZIO. E’ stata la prima sensazione di questo periodo. Non è che noi abitiamo in un posto molto rumoroso. Però il silenzio è stato quasi una cosa palpabile. La sensazione che ci fosse un momento di sospensione. Non si sentivano le auto, non passavano in cielo aerei, non si sentivano le voci dei bambini. Però, poi, tutto ad un tratto…nel silenzio si sono sentiti i cinguettii degli uccellini, il gracchiare della gazza e sono apparsi i fiori, le foglie e in lontananza i primi tagliaerba.
E’ stato come se si fosse ritornati a respirare e allora sono ritornate anche le voci dei bambini che dopo un primo momento di stupore, si sono messi a giocare.

VEDERE. Mi sono guardata attorno e ho visto i vicini di casa che come me stavano cercando un contatto: magari solo un sorriso, un saluto, una parola per dire “che cosa strana che ci è capitata” e allora ci si è sentiti un po’ meno soli, un po’ meno distanti.
Vedere è anche provare a collegarsi in Skype con gli amici, con i figli e poi ridere perché ci sembriamo così buffi, perché magari non riusciamo a metterci dentro il video.

RALLENTARE. Dopo un momento quasi di frenesia perché sembrava che si dovesse riempire il tempo in qualche modo e allora ti inventi lavori, cerchi cose iniziate e mai finite, scopri che puoi anche rallentare.
Scopri che puoi anche stare seduto e ascoltare chi vive con te e vicino a te. Scopri che non sei indispensabile e questo in qualche modo ti rasserena. Scopri che c’è un Dio che ti vuole bene anche se non fai centomila cose.

PAURA. Come dire che non c’è un po’ di paura. Magari non solo per te, ma per la tua famiglia. Per i figli che non puoi vedere e che speri siano sereni e che a loro volta non abbiano timori. Paura, quando vedi per televisione quello che sta succedendo, che ti sembra lontano ma che nello stesso tempo ti fa pensare: se succedesse a me, come reagirei? Sarei capace in quel momento di affidarmi alle mani del Signore e di rimanere serena?

Nonostante tutto, però io credo di dover ringraziare il Signore in questo momento perché ha continuato a darmi segni della sua presenza: i suoi disegni sono sempre più belli dei nostri.

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Greta – Gruppo Emmaus

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Maria Teresa

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Loredana

Ai tempi del corona-virus che più che un re si è rivelato un dittatore!

La mia “clausura” è iniziata intorno alla metà di novembre, perché la mamma ha cominciato a non stare bene. Sono figlia unica e ho scelto di seguirla il più possibile. Poi è arrivato il virus e la “clausura” è forzatamente proseguita, anche più stretta di prima.

È un po’ come Madonna Povertà per san Francesco: lui l’ha scelta e vissuta con gioia e libertà. Non così chi nasce povero, lo è per forza o lo diventa: non l’ha scelto, ne farebbe volentieri a meno, non può amare la situazione in cui si ritrova e gioirne.

Il virus ci ha costretti a stare a casa: non è stato facile, eppure lo facevo già da prima. Quale differenza allora?

Per me due.

La prima: anche se io mi muovevo poco, avevo tutta una rete di rapporti, di visite casalinghe, di amici e familiari stretti che mi davano una mano e soprattutto mi sostenevano. Sì, c’è la tecnologia: si possono mandare messaggi, fare videochiamate… ma la vicinanza è un’altra cosa, potersi confrontare, consigliare guardandosi negli occhi….

La seconda: potevo frequentare poco la chiesa e i sacramenti, ma ora mancano proprio. E pregare o partecipare alla messa in TV non è proprio la stessa cosa.
Sentire il suono delle nostre campane e sapere che la comunità fossaltina era riunita… che nostalgia!

Papa Francesco ci ha ricordato che dopo il buio del sepolcro, Cristo risorge. Che questa sia la nostra speranza.

Io comunque un segno pasquale in casa non lo faccio mancare.

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Elia

IL MIO PENSIERO IN QUARANTENA

Buongiorno catechiste sono molto felice di scrivervi tramite una lettera, dove vi racconterò il pensiero durante la quarantena, chiusi in casa. Voi catechiste come state?
Io durante la mia quarantena penso che è una vera noia stare a casa a fare sempre le stesse cose, come i compiti, giocare fuori, fare qualche dolcetto e altro. Ma allo stesso tempo penso che rimanere a casa è un bene per noi e per la nostra salute e anche quella di tutto il resto del mondo, se ci pensiamo bene e ci godiamo i momenti belli della quarantena, come per esempio il momento in cui facciamo dei dolci riusciamo a capire che questa quarantena serve anche a qualcosa. Per esempio serve a conoscere meglio la nostra famiglia, le persone con cui stiamo in casa e scambiamo idee e pensieri. In questa quarantena dobbiamo cercare di staccare il pensiero dal COVID 19 con delle cose che ci piace fare tantissimo. A me per esempio piace moltissimo ascoltare musica e suonare la mia batteria e allora lo faccio e stacco per alcune ore il pensiero dal coronavirus. Noi poche settimane fa non vedevamo la fine di tutto questo e pensavamo che ci sarebbero voluti mesi prima di ricominciare la vita normale. Ma dopo settimane di sforzi per rimanere a casa, nonostante qualche furbacchione che cercava di uscire, tutti noi siamo riusciti a intravvedere un piccolo spiraglio di luce che ci ha permesso di fare un sospiro di sollievo. Ma non possiamo abbassare la guardia perché possiamo rovinare tutto il lavoro fatto prima e dobbiamo cercare di resistere ancora qualche settimana e poi avremo la possibilità di tornare molto lentamente alla normalità. Molte volte noi tutti diciamo che le app e i social network possano creare dipendenza e non possano servire a più di tanto, ma in questo periodo sono una cosa per noi quasi indispensabile perché sono l’unico mezzo che abbiamo per comunicare con gli altri. Tutti noi una volta non usavamo molto le videochiamate e altro, ma ora ci servono veramente e ci aiutano a comunicare sempre con gli altri. Inoltre a volte penso alle persone che stanno all’ospedale a farsi curare dai nostri eroi che ci salvano la vita tutti i giorni, questi sono i medici, penso proprio a quelle persone che quando io sto facendo i compiti o ascoltando musica loro stanno soffrendo e sono in bilico tra la vita e la morte. Voglio citare una situazione che mi ha raccontato mia mamma durante questa quarantena. Mi ha raccontato di un ragazzo che vive Cremona e i suoi genitori abitano a Meolo, questo ragazzo un giorno ha chiamato in farmacia dove lavora mia mamma, per chiedere una bombola di ossigeno per la moglie. Sua moglie è stata contagiata da COVID 19 e i medici non sono riusciti a darle un posto in ospedale, perché non c’era, a lei stava cominciando a mancarle ossigeno e nei dintorni a Cremona non erano riusciti a darle una bombola di ossigeno così il ragazzo ha chiamato in farmacia a Meolo. Io in questi casi mi fermo a pensare e dico, perché noi ci lamentiamo perché dobbiamo stare a casa, mentre ci sono persone che sono preoccupate per i loro cari che stanno soffrendo. Non riesco a darmi una vera risposta ma capisco che non devo lamentarmi più di tanto perché sono fortunato a non avere parenti che stanno male. Ecco questo è il pensiero generale che ho nella mia testa, speriamo che passi presto questo periodo molto cupo e silenzioso.

Saluti a voi catechiste.

Elia.

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Fernanda

CAMPANE FOSSALTINE

Le senti?
Vibrano nell’aria note argentine…
Ridestano il nostro assopito intuito.
Squillano per rivelarci
con i loro rintocchi armoniosi
ch’è mattina,
ch’è sera,
che un’anima è tornata
alla Casa del Padre,
ch’è festa per tutti…
Le senti?
Solamente loro permangono
a tutela di un Annuncio donato
ora sospeso da un isolamento improvviso,
dalla durata indefinita…
Le senti?
Si librano alte nel cielo,
giungono alle case,
alle famiglie riunite,
ai nonni, ai bambini,
alle nuvole elevate,
libere di cullare nel vento
il nostro desiderio di incontro.

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Maria
Mando l’immagine di un’ANCORA e le parole di una vecchia udienza di Papa Francesco, perché mai tanto come in questo periodo abbiamo bisogno di sostegno e speranza.

“Fino a quando perdurerà la cura di Dio nei confronti dell’uomo? Fino a quando il Signore Gesù, che cammina con noi, si prenderà cura di noi?”
“Non ci sarà giorno della nostra vita in cui cesseremo di essere una preoccupazione per il cuore di Dio”.
“Lui si preoccupa di noi, cammina con noi. E perché fa questo? Semplicemente perché ci ama”.
“E Dio sicuramente provvederà a tutti i nostri bisogni, non ci abbandonerà nel tempo della prova e del buio”.
“Non a caso tra i simboli cristiani della speranza c’è un simbolo che a me piace tanto: l’àncora”, ha fatto notare il Papa, che “esprime che la nostra speranza non è vaga; non va confusa con il sentimento mutevole di chi vuole migliorare le cose di questo mondo in maniera velleitaria, facendo leva solo sulla propria forza di volontà”.
“Se Lui ci ha garantito di non abbandonarci mai, se l’inizio di ogni vocazione è un ‘Seguimi’, con cui Lui ci assicura di restare sempre davanti a noi, perché allora temere?”
“Con questa promessa, i cristiani possono camminare ovunque. Anche attraversando porzioni di mondo ferito, dove le cose non vanno bene, noi siamo tra coloro che anche là continuano a sperare. Dice il salmo: ‘Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me’. È proprio dove dilaga il buio che bisogna tenere accesa una luce”.
“L’ancora è quello che i navigatori buttano sulla spiaggia e poi si aggrappano con la corda per avvicinare il barcone, la barca alla riva”.
“La fede nostra è l’ancora in cielo: Noi abbiamo la nostra vita ancorata in cielo. Cosa dobbiamo fare? Aggrapparci alla corda. Andare avanti, sicuri, perché la nostra vita è come un’ancora nel cielo”

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Margherita

Condivido con voi poche righe in questo giorno di attesa che precede la Pasqua.
In questo Sabato Santo tutto è silenzio, meditazione. È un giorno che viene definito come aliturgico, anche la Chiesa aspetta in raccoglimento la Resurrezione del Cristo.
In un mondo schiavo della sindrome del “tutto e subito”, ho imparato il valore dell’attesa nel mio viaggio in Africa, precisamente in Tanzania. Alienati dai ritmi frenetici della società occidentale, per noi “wazungu” (i cosiddetti occidentali in lingua swahili) la concezione africana dello scorrere del tempo è sempre un bello shock. È anche doveroso precisare che niente in Europa ti prepara ai ritmi e alla filosofia tanzaniana. Ho colto davvero il significato del saper “vegliare”, stringendo le mani di tutti quei bambini che avevano fame di vita.
Come se non bastasse essere ostetrica in Africa insegna che i miracoli, come il miracolo della Pasqua, esistono davvero. Ci sono giorni in cui i “pole mama” di condoglianze (mamma mi dispiace) superano gli “hongera!” di congratulazioni per una vita che nasce; altri giorni in cui si è convinti che non ci sia più speranza ed ecco che all’improvviso avviene il miracolo.
Ho voluto condividere con voi questi piccoli pensieri in questo periodo di “distanziamento sociale” per sentirmi a casa nonostante il lavoro mi abbia portato lontano.
Che questa Pasqua possa essere per voi un momento di serenità e seppur distanti, uniti nella preghiera.

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Alice – Gruppo Tiberiade

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Nicolò – Gruppo Tiberiade

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Elia – Gruppo Giordano

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Grazie Dio per avermi donato la vita e ti ringrazio perché in questo momento difficile ho vicino le due persone che amo di più…i miei genitori!!!!

Filippo ❤ (gruppo Emmaus)

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Chiara – Gruppo Damasco

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Silvia – Gruppo Damasco

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Vorrei che l’arcobaleno tornasse a colorare le nostre giornate.
Marwan – Gruppo Giordano

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FELICITA’, che strana parola: formata da solo otto lettere, ma con un grande significato. Felicità è quella parola che per noi oggi si è rivelata essere la normalità di tutti i giorni: ci troviamo infatti ad apprezzare cose che prima davamo per scontate o addirittura disprezzavamo. Felicità, sarà quando tutti noi potremo andare fuori casa e abbracciare tutti i nostri parenti e amici che ci aspettavano con impazienza da tanto tempo. Felicità sarà quando scopriremo da questa esperienza di essere cambiati in meglio iniziando a ringraziare Dio anche per le cose piccole che ci ha donato. Felicità, sarà quando noi cresimandi potremo finalmente ricevere il rito della confermazione: questo periodo, infatti, ci ha resi più consapevoli. Consapevoli di cosa significa diventare grandi e assumere le proprie responsabilità. Consapevoli che bisogna essere pronti ad affrontare questo genere di situazioni con la testa alta e di superarle sempre con un sorriso stampato in faccia. Felicità sarà poi quando potremo smettere di porci sempre la solita domanda che ogni italiano si pone ogni mattina: “Ma quando finirà, questa cosa?”. Insomma, felicità sarà quando potremo dire con ORGOGLIO
“L’ITALIA UNITA…..CE L’HA FATTA”

ANNA – Gruppo Gerusalemme

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Emma – Gruppo Emmaus

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